venerdì 30 agosto 2013

Rana pescatrice arrosto su crema di patate violette

Ci sono persone che nascono con una particolare predisposizione per lavori manuali, artistici, con una fantasia spiccata, con tanta creatività, con l'ingegno e con un gusto innato.
Nella maggior parte dei casi sono così sin dalla nascita, nulla viene spiegato loro, il contesto famigliare è solo una cornice, ma il loro prezioso dono  deve essere assolutamente sostenuto e coltivato giorno dopo giorno.
Ci sono persone che si entusiasmano come bambini per cose da poco, io in primis, per avere trovato il bicchiere  sfumato che si cercava da tempo, quell'ingrediente particolare da provare assolutamente o quel pezzo di "recinto vissuto" da utilizzare per fotografie d'effetto. L'ho visto proprio oggi, in una falegnameria, nascosto in un angolo  e sommerso di trucioli e polvere, l'ho caricato in auto sotto lo sguardo stranito e sorpreso del proprietario e me lo sono portato a casa. 
Ci sono ricette che vengono pensate  in anticipo, che antepongono le stagioni, le festività, nate per partecipare ad eventi importanti. Quella che vi propongo quest'oggi parteciperà ad un contest che ha come tema "Un menù per un pranzo di Natale".
Ci sono piatti insomma che nascono così, abbinando ingredienti insoliti ma con colori che si "sposano" perfettamente.

"La cucina è istinto. Ma non del tutto. Si parte sempre da una sensazione, da un ingrediente che ti ha colpito. Ma poi si sperimenta. L'obiettivo è valorizzare qualcosa che ti piace o piace a chi è seduto a tavola". C. Cracco - Chef. 








Ingredienti per 4 persone:

  • 2 rane pescatrici
  • 1 hg di prosciutto San Daniele
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • timo fresco
  • aglio
  • olio evo
  • 400 gr di patate violette
  • 200 gr di patate
  • 250 ml di latte intero
  • 50 gr di burro
  • sale e pepe











Dividete i tranci di rana pescatrice in due parti uguali, eliminando l'osso centrale. Tritate finemente 5-6 rametti di timo ed insaporite i filetti (foto 1). Avvolgeteli nelle fettine di prosciutto crudo San Daniele e fermatele con dello spago da cucina (foto 2). In una padella scaldate l'olio, aggiungete lo spicchio d'aglio, fatelo appassire, unite poi il pesce e rosolate a fuoco medio per un paio di minuti per lato. Bagnate con il vino, lasciate evaporare, abbassate la fiamma e cuocete per altri 10-12 minuti (foto 3).
Nel frattempo lessate la patate con la buccia per 40 minuti circa, lasciatele intiepidire e passatele nello schiacciapatate. In un tegame amalgamate la purea ottenuta con il burro. Scaldate a parte il latte ed unitelo gradualmente alle patate, continuando a mescolare. Regolate di sale e pepe.
Eliminate lo spago dai filetti di pescatrice, tagliateli a fettine spesse  2-3 cm e servitelo su un letto di crema di patate. Guarnite con bucce di melanzana tagliate finissime, fritte in abbondante olio di girasole.

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Con questa ricetta partecipo al foodblogger contest di Good Expo - Udine.




mercoledì 28 agosto 2013

Grande sorpresa! Riconoscimento blog 100% affidabile




E' proprio vero che le sorprese arrivano sempre quando meno te lo aspetti, nelle giornate più strane, quando la tua mente è sopraffatta da tanti pensieri, e la tua cucina è sommersa di pentole da lavare.
Ieri sera, aprendo la mia posta, ho trovato una mail dell'amica Lore del blog L'Angolo delle Ghiottonerie che mi avvisava di essere stata prescelta per questo riconoscimento. Il mio cuore è scoppiato di gioia, la sensazione di sapere che il mio lavoro, la mia passione, il cuore ed il tempo che investo in tutto questo è stato finalmente apprezzato da qualcuno è impagabile e per questo motivo Lore ti ringrazio immensamente. La cucina, come ben sapete è la mia vera passione, la mia valvola di sfogo, l'espressione della mia creatività ed il desiderio di condividere con tanti amici le ricette che fondamentalmente mi rappresentano e che sento mie. E' questo il vero motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog! 
Spero ora di portare un momento di felicità ad altri 5 blog da me prescelti per originalità, creatività e puro talento e che soprattutto corrispondono ai seguenti e fondamentali requisiti meritevoli di questa menzione: "Blog Affidabile" e precisamente:
  1. E' aggiornato regolarmente
  2. Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive
  3. Favorisce la condivisione e partecipazione attiva dei lettori
  4. Offre contenuti ed informazioni utili e originali
  5. Non è infarcito di troppa pubblicità
"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina  http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile. Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio come gli artigiani, le aziende ed i professionisti iscritti su  http://gliaffidabili.it/".

I blog da me prescelti, in ordine sparso, sono:
  1. Cristina del blog "Le ricette del bimby e...molte altre!"
  2. Anna del blog "Anna in casa"
  3. Beatrice del blog "Crème de Cassis"
  4. Floriana del blog "semi di vaniglia"
  5. Leonardo del blog "Le ricette di Monsieur Tatin"

Un mare di complimenti ed un abbraccio a tutti voi, ve lo meritate!

Claudia

martedì 27 agosto 2013

Monsieur le Macaron

Macarons, macarons, macarons! La mia disperazione, la mia infinita ricerca della ricetta perfetta, le mie innumerevoli teglie finite in pattumiera perché esteticamente improponibili, le mie trasferte domenicali da Ladurée e non solo, la vera mia ossessione. Dolcetti all'apparenza semplici ma con tante insidie e piccoli trucchetti senza i quali la loro riuscita non sarebbe possibile, ma molto chic e raffinati, e se scelti dalla Regina Maria Antonietta come dolce preferito un motivo ci sarà! Non credete? Sono convinta che le persone a me vicine ora possano dormire sogni tranquilli, la parola macarons non continuerà ad assillarli e non dovranno consolarmi dopo ogni insuccesso dando la colpa al tempo, all'umidità, alla farina di mandorle non setacciata.
Per porre fine al vicendevole supplizio, mi sono iscritta lo scorso anno ad un corso di macarons con un grande Maestro pasticciere presso Magazzino Alimentare, dovevo assolutamente far diventare miei questi piccoli trucchetti, dovevo sfornare delle piccole e colorate meraviglie di 3 cm di diametro!
Meringa a caldo, meringa a freddo, quale tecnica utilizzare? Meringa a caldo o meringa all'italiana sicuramente, meno rischiosa, macarons con il guscio più morbido e pieno.
Ora posso finalmente tranquillizzarmi, ma per poco, il mio viaggio nel pianeta "dolci francesi" è ancora lungo, ma sono davvero felice di condividere con tutti voi questa ricetta...

Macaron: nome che richiama sia la parola greca che indica il "dolce ben augurale" che il maccherone italiano, con riferimento alla forma tondeggiante.


Ingredienti macarons:
  • 300 gr di mandorle in polvere
  • 300 gr di zucchero a velo
  • 110 gr di albume vecchio 
  • 110 gr di albume
  • 300 gr di zucchero semolato
  •   75 gr di acqua

Ingredienti ganache al lime:

  • 150 gr di panna fresca
  • 300 gr di cioccolato bianco
  • 50 gr di miele millefiori
  • 3 lime

Quando avete in previsione di preparare i macarons decidetelo un paio di giorni in anticipo perché vanno separati gli albumi dai tuorli, tenuti in frigorifero e tolti 4-5 ore prima della preparazione. Questo procedimento renderà l'albume più liquido e con una resa maggiore, ma mi raccomando, solo per i macarons, per tutti gli altri dolci uova freschissime. Se riuscite, mettete la farina di mandorle su una teglia ad asciugare almeno un paio di giorni prima, oppure scaldatela in forno per 10 minuti ad una temperatura non superiore a 140°.
Fatela raffreddare ed unite lo zucchero a velo. Versate questo composto a più riprese in un frullatore ed, azionando ad intermittenza, tritate  per pochissimi secondi. Setacciate accuratamente le polveri (foto 1).
Aggiungete ora i restanti albumi, non necessariamente vecchi ma sempre a temperatura ambiente ed amalgamate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. In un pentolino versate lo zucchero semolato e l'acqua, portate a bollore e con un termometro per zuccheri raggiungete la temperatura di 110°. Nel frattempo schiumate gli albumi vecchi ed aggiungete a filo lo sciroppo di  zucchero giunto ormai a temperatura. Montate fino a quando otterrete una meringa bianchissima, lucida e soda che avrà raggiunto la temperatura di 40° circa. Inizia ora la fase del macaronage, ovvero del procedimento di "mescolatura" con movimenti rotatori dalla parete esterna della ciotola alla parte centrale, aggiungendo la meringa in tre riprese. Il composto sarò pronto quando alzando la spatola, cadrà un nastro di impasto continuo ma non troppo fluido. Dividete il composto in più ciotole ad aggiungete una punta di colorante in polvere mescolato con lo zucchero a velo. Riempite il sac à poche con un beccuccio liscio di 10-11 mm di impasto  e formate tanti bottoncini ben distanziati tra di loro, oppure riempite le sagome dell'apposito tappetino preformato (foto 2). Fate riposare per almeno un paio d'ore, in piena estate ne basta anche una sola, fino a quando, toccando, si sarà formata una pellicola abbastanza spessa e non appiccicheranno più. Infornate a 145-150° per 13-14 minuti. Lasciate completamente raffreddare appoggiando la carta su un piano freddo (foto 3).
Per la ganache portare ad ebollizione la panna con il miele e la scorza grattugiata dei lime, aggiungete il cioccolato tritato e mescolate energicamente creando un'emulsione. Riponete in frigorifero per almeno 3-4 ore. Unite i due biscotti riempiendoli di abbondante farcitura. Riponeteli in frigorifero ricoperti da pellicola trasparente la prima notte e successivamente in una scatola a temperatura ambiente.


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domenica 25 agosto 2013

Risotto alla crema di lattuga, capesante e porri croccanti

Oggi dobbiamo festeggiare! Sono 2 mesi che il mio blog è online, devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me e che mi hanno appoggiata e sostenuta. Siete in tantissimi, quasi 5.500!!
Nulla nasce per caso, il mio percorso in cucina è iniziato vent'anni  fa, quando mi sono trasferita in una casetta tutta mia ed ho avuto una mia cucina a  completa disposizione. Gli esperimenti, le rielaborazioni, ma inevitabilmente anche gli errori si sono susseguiti in tutti questi anni, ma grazie alla testardaggine che mi caratterizza da sempre, non mi sono arresa. Tutt'altro! Ho iniziato ad iscrivermi a svariati corsi di cucina con grandi Maestri presso Magazzino Alimentare, e seguendo i loro preziosi consigli ed insegnamenti ho iniziato ad amare sempre più questo incredibile mondo. Un grazie enorme al mio insegnante preferito, il mio guru, colui che mi ha trasmesso tutto l'amore per questa grande arte, il modo pulito e ricercato di cucinare, la convinzione che la riuscita di un piatto è data dall'eccellenza e dalla stagionalità delle materie prime lavorate il meno possibile per non disperderne i sapori, colori e i principi nutritivi. Chef Beppe Maffioli, grazie!
In suo onore, essendo questo un grande giorno ed avendo partecipato ad un paio di corsi sui risotti, ho deciso oggi di pubblicarne proprio uno inventato da me, pensato da me in una delle mie lunghe notti insonni, nato così dal nulla, insomma! Sono certa che anche a lui piacerà...

"Detesto l'uomo che manda giù il cibo non sapendo che cosa mangia. Dubito del suo gusto in cose più importanti". C. Lamb


Ingredienti per 2 persone:
  • 160 gr di riso Carnaroli
  • 1 piccolo porro 
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 5/6 foglie di lattuga
  • brodo vegetale
  • 1 cucchiaio di mascarpone
  • 2 capesante freschissime
  • grana grattugiato
  • olio di arachidi
  • burro
  • sale, pepe



Lavate e pulite il porro, togliete le prime foglie. Affettate finemente la parte verde, infarinatela leggermente (foto 1) e friggetela in abbondante olio di arachidi. Scolate e ponete ad asciugare sulla carta da cucina.
Lavate le foglie di lattuga e ricavatene solo la parte verde. Nel frattempo portate a bollore il brodo vegetale, tuffate le foglie di lattuga (foto 2) e lessatele per 5 minuti, scolatele, frullatele in un mixer con 1 cucchiaio di grana grattugiato e 1 cucchiaio di mascarpone. Regolate di sale e pepe e tenete la parte.
In una pentola soffriggete la parte bianca restante del porro con un filo d'olio. Aggiungete il riso, tostatelo, innaffiatelo con il vino e lasciate sfumare. Proseguite con il brodo bollente fino a quasi completa cottura. Unite a questo punto la crema di lattuga (foto 3), un filo di olio, se gradite ancora grana e mantecate.
In una padella con un filo d'olio scottate le capesante 2 minuti per lato ed appoggiatele delicatamente sul risotto e decorate con il porro croccante.


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Con questa ricetta partecipo al contest "Rice blogger 2014"




giovedì 22 agosto 2013

Millefoglie di patate e baccalà

Stare a tavola è un piacere, quando poi si ha davanti il piatto che si adora ancora di più. Noi italiani siamo così, amiamo stare a tavola,  il pranzo ci permette di riunirci, di confrontarci e di abbandonare per un attimo i cattivi pensieri. E' a tavola che vengono prese le decisioni importanti, che si festeggia, che si conosce timidamente una persona durante il primo appuntamento, che si litiga e che inevitabilmente si fa la pace.
La tavola intesa come calore, condivisione, convivialità, luogo magico che ricongiunge parenti lontani che non si vedono da anni, figli che tornano dalle vacanze, gli amici del sabato sera o semplicemente la famiglia.
E' mia abitudine apparecchiare la tavola dalla colazione allo spuntino di tarda notte, non sopporto chi mangia in piedi o di fretta mentre distrattamente sta facendo altro. Sono abituata così, non posso fare diversamente.
Quest'oggi, per il nostro pranzo, ho preparato il mio piatto preferito in assoluto. Millefoglie di patate croccanti e baccalà. Il nostro piatto preferito, il piatto che ogni volta mi viene espressamente richiesto dagli ospiti che invito a cena , il solo che riunisce armoniosamente le patate ed il pesce, che adoro entrambi, l'unico che mi rende davvero felice.

"Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri, e resta ultimo a consolarci della loro perdita".
A. Brillat-Savarin


Vino consigliato: Montluis Mineral di Franz Saumon. Chemin blanc della Loira, territoriale, polposo, vibrante, in continua evoluzione nel bicchiere.


Ingredienti per 4 persone:
  • 500 gr di baccalà dissalato
  • 1 grossa patata
  • 1 grossa cipolla
  • 1 bicchiere di latte
  • pane grattugiato
  • olio evo
  • pesto fresco 
  • germogli di rucola






Affettate la cipolla finemente e mettetela in una padella con un filo d'olio a stufare a fuoco dolce. Infarinate i tranci di baccalà dissalato (foto 1) ed uniteli alle cipolle. Rosolateli leggermente da entrambi i lati, aggiungete il latte (foto 2), coprite la padella con il coperchio e cuocete sempre a fuoco bassissimo per almeno 40 minuti facendo attenzione non si attacchino. Non aggiungete sale, in quanto il baccalà è già in natura saporito. Nel frattempo mettete sul fuoco una pentola con l'acqua e fate bollire. Lavate, sbucciate e affettate con la mandolina la patata a fettine sottili di 2 mm, quando l'acqua bolle, salate leggermente e tuffate le patate per pochi minuti. Scolatele con la schiumarola e fatele asciugare sulla carta assorbente (foto 3). Schiacciate con la forchetta il baccalà che a questo punto dovrebbe essersi asciugato. In una teglia rivestita di carta forno, componete la millefoglie alternando patate, baccalà e così via, terminando con una fettina di patata.
Ungete la superficie con un filo d'olio, aggiungete del pane grattugiato ed infornate per 15 minuti a 180°.
Servite accompagnate da pesto fresco e germogli di rucola oppure con del timo fresco.


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Con questa ricetta partecipo al foodblogger contest Good Expo - Udine.



martedì 20 agosto 2013

Gallettes pur beurre

Ma quanto mi piacciono le giornate come questa, quanto il tempo fuori è nuvoloso e sembra quasi di essere in autunno? Andrò come al solito contro corrente, ma l'autunno è la mia stagione preferita, fatta di impasti che lievitano, candele accese in ogni angolo e profumo di biscotti e di pioggia. Il temporale di ieri me l'ha fatta inevitabilmente ricordare, in questi giornate amo particolarmente la mia casa, i suoi colori, i suoi grandi spazi. Capita spessissimo di sedermi sul divano e di osservarla, di rivivere il momento dell'acquisto del vaso particolare o della sedia tanto ricercata oppure di sorridere pensando a quel tenero abbraccio contro la parete rossa.
Quanti ricordi, quanti momenti indimenticabili ha vissuto, quante risate e quanti addii. 
La mia casa oggi profuma di biscotti francesi e di burro, come le mie mani del resto. Le sue pareti hanno assorbito quel dolce profumo che rasserena e ti riappacifica con il resto del mondo. Questi semplicissimi biscotti bretoni, originariamente molto sottili e con burro semi salato, hanno accompagnato la mia serata in cucina e la nostra colazione sotto il tiepido delle lenzuola, con una tazza di caffè e un mare di coccole.

"Ci sono ricette che hanno una storia, un segreto, una tradizione, e a seconda del paese in cui vengono cucinate, possono cambiare e modificare il sapore e l'aspetto, pur mantenendo lo stesso nome". A. Borghese - chef.



Ingredienti:

  • 230 gr di farina 00
  • 120 gr di zucchero semolato
  • 130 gr di burro salato morbido
  • 1 uovo
  • 1 punta di lievito
  • 1 pizzico di sale






In una ciotola mescolate il burro ammorbidito con lo zucchero ed il pizzico di sale. Aggiungete l'uovo e continuate a mescolare. Unite la farina setacciata con una punta di lievito ed impastate fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola (foto 1) e riponetele in frigorifero per almeno un'oretta. Sul piano di lavoro infarinato, stendete con il mattarello l'impasto e con l'apposito timbro stampate i biscotti (foto2-3), ritagliateli con lo stampino tondo ed infornateli a 180° per 10-12 minuti facendo attenzione che non si scuriscano troppo.


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lunedì 19 agosto 2013

Iniziativa conosciamoci su Spicchi del Gusto

Altra interessante iniziativa Conosciamoci del blog Spicchi del Gusto che permette a tutte le blogger e a chi gestisce una pagina facebook di conoscersi e allargare le proprie cerchie di amicizie virtuali.
Partecipo con molto piacere e consiglio a tutte le amiche di farlo, scade a fine estate! Forza...


Le patate

Oggi ho deciso di approfondire la conoscenza di un ingrediente principale ed allo stesso tempo prezioso della nostra alimentazione, le patate. A chi non piacciono? Il loro impiego in cucina è svariato ed allo stesso tempo fondamentale per alcuni piatti, pensiamo agli gnocchi, alle zuppe, al ripieno di paste fresche, ai dolci. Sono buonissime cotte al forno, fritte o semplicemente bollite e condite con un filo d'olio ed un pizzico di sale. Nella grande distruzione e dal vostro fruttivendolo di fiducia troviamo numerose varietà, classificate in base alla destinazione (da consumo, da industria), alle caratteristiche dei tuberi (forma, aspetto della buccia, colore, colore della polpa) ed alla durata del ciclo vegetativo (novelle, tardive).
In primavera, da marzo a giugno, si raccolgono le patate novelle, mentre in estate, da giugno a settembre le tardive. Al mondo ne esistono più di 2000 varietà, e tra queste circa 200 vengono coltivate in Europa.
Le loro diverse attitudini culinarie sono state suddivise in categorie, in base al comportamento della polpa in cottura:
  • Patate a polpa soda: tengono bene la cottura e sono raccomandate per le preparazioni al vapore o per insalate;
  • Patate a polpa tenera o fondente: hanno una discreta tenuta in cottura e si sposano con i sapori degli ingredienti a loro abbinati. Sono consigliate per le preparazioni saltate in padella o rosolate, piatti cotti a fuoco lento e al forno;
  • Patate a polpa farinosa: si sciolgono in cottura e hanno la caratteristica di assorbire meno l'olio. Sono ottime per minestre, purè, gnocchi e patatine fritte.
Un'altra classificazione è data dal colore della buccia , vengono così suddivise in tre categorie:
  • Patate a buccia gialla: per la loro particolare composizione e consistenza della polpa che trattiene in maniera significativa l'umidità, queste patate sono ideali per la cottura al forno o in padella, arrosto o lessate. Le varietà più diffuse sono: la Monalisa, Spunta, Agata, Primura, Liseta. Lutetia e Arsy.
  • Patate a buccia rossa: possiedono una polpa particolarmente soda, che le rende ideali per la frittura, formando durante la cottura una crosticina croccante che impedisce all'olio di penetrare al loro interno. Le più diffuse in Italia sono le Asterix, Desirée e Rubinia.
  • Patate novelle: vengono raccolte da marzo a giugno e si consiglia di consumarle con la buccia, semplicemente pulendole sotto il getto d'acqua per poi lessarle in acqua fredda per 15 minuti. Tra le più conosciute: Aminca, Alcmaria, Spunta e Nicola.
In cucina il loro taglio è fondamentale e caratterizza di conseguenza l'impiego. Avremo quindi:
  • Taglio a bastoncino: patate paglia, a fiammifero, patate piccole (3,5 cm di lunghezza x 6 mm di larghezza), patate fritte (5 cm di lunghezza x 8 mm di larghezza), patate pontenuovo (squadrate e tagliate a forma di bastoncino 6,5 cm di lunghezza x 1,5 c, di larghezza). Per tutti questi tagli è consigliabile la frittura. Le patate pontenuovo possono essere anche bollite o cotte al forno.
  • Taglio a dadi: patate da arrostire, dadi da 1,5 cm di lato, ideali per la cottura al forno e per le zuppe. Patate Parmentier, dadi di 1,2 cm di lato, consigliate per la cottura al forno, possibilmente preceduta dall'operazione di sbianchitura.
  • Taglio a rotelle: patata rotella tagliata a fettine sottili dello spessore di 0,5 cm, ottime bollite, saltate o gratinate. Patate chips, tagliate a fettine molto sottili con la mandolina, fritte. Patate soufflè, fette dello spessore di 2-3 mm, ricavate da una patata sagomata, fritte. Patate goffrate, ottenute con apposita mandolina ottenendo il caratteristico effetto grigliato, ottime fritte.
Al momento dell'acquisto, la patata deve presentare la buccia liscia e perfettamente aderente, priva di germogli e di tracce di inverdimento. Temendo la luce, in quanto ne provoca il germogliamento e rende la patata più dura impoverendola di vitamina C, è consigliabile conservarle al buio e al fresco in un contenitore di legno, terracotta o cartone, ad una temperatura compresa tra i 4° e gli 8°.
In conclusione, spero con questo post di avervi dato un piccolo aiuto nella scelta della patata ideale per il vostro utilizzo in cucina.




mercoledì 14 agosto 2013

Link party, quale iniziativa migliore per far conoscere il proprio blog e scoprirne altri molto interessanti?
Anche stavolta partecipo a questo organizzato da Calendula e Camomilla e spero che le mie amiche blogger facciano altrettanto. Forza forza affrettatevi, scade il 31 agosto!

http://calendulaecamomilla.blogspot.it/2013/06/calendula-e-camomilla-party.html




Millefoglie di carasau e frutti rossi

Oggi sono arrivata ad una constatazione, saggia, ragionata e provata. Ho capito che le passioni e le attitudini saltano di una generazione. Il mio amore per la cucina l'ho sicuramente ereditato dalla nonna Gina, che ricordo si svegliava all'alba e preparava la pasta fresca quasi tutti i giorni. 
E' lei che mi ha trasmesso l'ineguagliabile dolce sensazione di avere la farina tra le mani, le mani in pasta insomma, il sottile piacere di vedere il tuo dolce oppure il tuo pane che piano a piano lievita, e la fantasia di creare dal nulla dei piatti speciali.
La gioia nel ricevere, nell'apparecchiare di tutto punto la tavola, e soprattutto nel far sentire i propri ospiti a casa e benvenuti. Il mio intento è quello di trasmettere a mia figlia questa preziosa eredità, vorrei tanto che portasse avanti questa tradizione, ma a quanto pare, dovrò aspettare di diventare nonna per vederla mettere in pratica. E' così fidatevi, ne sono certa!
Questo dolce è stato davvero creato dal nulla, da una confezione di pane carasau che avevo in dispensa dopo aver preparato la lasagna, e da un cestino striminzito di frutti di bosco avanzati dalla colazione di stamattina. Cos'altro? Un limone, zucchero e burro...niente di più semplice!
Buon ferragosto a tutti!

"Lo sai perché mi piace cucinare?" "No perché?" "Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n-i-e-n-t-e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d'uovo, zucchero e latte l'impasto si addensa: è un tale conforto!"
(dal film Julie & Julia)


Vino consigliato: Non un vino stavolta, ma il Ratafià di ciliegie nere. Antico liquore della tradizione piemontese, poco alcolico, soave e intrigante.



Ingredienti per 4 persone:

  • 2 fogli di pane carasau
  • 1 limone non trattato
  • 2 uova 
  • 250 gr di zucchero
  • 1 stecca di vaniglia
  • frutti di bosco misti
  • marsala secco
  • zucchero



Spremete il succo del limone, grattugiate la scorza e versate il tutto in un pentolino. Aggiungete il burro, le uova, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Cuocete a fiamma bassa mescolando con una frusta finché non accenna a bollire (foto 1). In una padella versate un sorso di marsala, i frutti di bosco e a fiamma vivace fate saltare. Dopo pochi secondi aggiungete 2 cucchiai di zucchero e spadellate i frutti in modo che si caramellino (foto 2). Disponete su una teglia da forno rivestita di carta qualche pezzetto di pane carasau, cospargete con lo zucchero ed infornate per pochi minuti (foto 3). Componete la millefoglie alternando crema, pane croccante e frutti di bosco.

Con questa ricetta partecipo al giveaway di panedolcealcioccolato!





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lunedì 12 agosto 2013

Il mio pesto

I miei viaggi tante volte diventano delle vere e proprie spedizioni alla ricerca di utensili utili da inserire nella mia cucina. Mia figlia ormai ha imparato ad assecondarmi, penso sia la persona con più pazienza ed allo stesso tempo rassegnazione che io conosca.
Nel mio vecchio e sgualcito porta documenti, oltre al passaporto e carta d'imbarco, ho una lista dei negozi di casalinghi, con annessa mappa sia della metro che della città, che devo visitare. Sono troppo organizzata! L'agente di viaggio che c'è in me prende il sopravvento! Quando sono a Londra, una capatina da Divertimenti, 33-34 Marylebone High Street è d'obbligo, è qui che anni fa ho scoperto le sfere di ceramica per la cottura in bianco delle crostate, che mi sono costate però tre volte tanto di eccedenza bagaglio, poco importa, in Italia le dovevo assolutamente  portare. 
Quest'anno mi ero follemente innamorata di un mortaio di marmo con relativo pestello che desideravo da tempo, ma chissà per quale futile motivo mi è stato assolutamente vietato di comprare, e così, arrivata a casa, mi sono precipitata nel primo negozio ed anche lui si è aggiunto alla grande famiglia. Mortaio, oggetto antico e moderno allo stesso tempo, indispensabile per pestare il sale, il pepe, le erbe, le spezie, utilizzato dai barman per la preparazione dei cocktail ed in cucina, che pesto sarebbe senza mortaio?

"Viaggiate con anima e cuore, portate un bagaglio vuoto, e non tornate finché non è pieno".



Ingredienti per 4 persone:


  • 40 foglie di basilico 
  • 15 gr di pinoli
  • 1 spicchio d'aglio
  • 125 gr di olio extravergine
  • 2 cucchiai di grana padano
  • 2 cucchiai di pecorino sardo
  • sale grosso







Mettete nel mortaio lo spicchio d'aglio, un pizzico di sale grosso ed iniziate a pestare con delicatezza ed in senso rotatorio. Aggiungete il basilico e continuate a lavorare. Unite i pinoli, sempre lavorando, i formaggi e per ultimo l'olio a filo. Amalgamate bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa cremosa ed omogenea.


domenica 11 agosto 2013

Link party

Navigando in internet e seguendo i vari blog di tanti amici, oggi ho scoperto questa iniziativa che permette di far conoscere il proprio blog e di conoscerne a sua volta altri, proposto da Federica di  http://thefashionpancake.blogspot.it
Ho deciso così di partecipare e consiglio a tutte le amiche blogger di farlo e a tutti i miei fedeli lettori di visitare la pagina.





giovedì 8 agosto 2013

Paccheri con verdure croccanti e bottarga

I "sughi" semplici, leggeri che profumano di orto e di campagna sono i miei preferiti. Il mio fruttivendolo ormai mi conosce, quando arrivano pomodori particolarmente saporiti, freschi e speciali mi chiama o me li tiene gelosamente da parte aspettando il mio arrivo. E' grazie a lui che scopro varietà a me sconosciute, come le cipolle dolci di Cévennes che sono state una scoperta interessante ed ora sono mie fedeli alleate in cucina. Adoro uscire dal suo negozio con questo sacchetto di carta del pane pieno zeppo di verdure colorate, sacchetto del pane si, odio le verdure rinchiuse in sacchettini trasparenti di plastica, sarò fissata, ma ho la convinzione che nella carta stiano meglio. Arrivata a casa, capita spesso di cucinarle immediatamente per due semplici motivi. Mi dispiace riporle in frigorifero, ho la sensazione che il loro profumo svanisca e si mescoli inevitabilmente con altri, e poi, dopo innumerevoli prove, ho capito che alle 17,30 la mia cucina ha una luce particolarmente interessante che mi permette di ottenere fotografie con una luminosità singolare da pubblicare poi sul blog.  
I paccheri di quest'oggi, con verdure appena scottate, possibilmente in un wok, sono stati arricchiti ed insaporiti con una grattugiata di bottarga di muggine, per dare un tocco di "carattere" ad un primo piatto dall'apparenza e dal gusto delicato.

"Il cibo trova sempre coloro che amano cucinare". Dal film Ratatouille

Vino consigliato: Vermentino Sardo Capichera


Ingredienti per 4 persone:

  • 300 gr di paccheri
  • 1 piccola melanzana
  • 2 pomodori a grappolo
  • 1 peperone verde
  • 3 zucchinette 
  • 1 carota
  • 1 cipollotto
  • 1 cuore di sedano verde
  • basilico fresco
  • olio del Garda
  • sale, pepe
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • bottarga di muggine


Lavate tutte le verdure (foto 1), pulitele e tagliatele a lamelle sottili con l'aiuto di una mandolina. Nel frattempo lessate i paccheri in abbondante acqua salata. In un wok oppure in una padella, versate un filo d'olio e lo spicchio d'aglio in camicia. Unite tutte le verdure tagliate in precedenza, regolate di sale, pepe, aggiungete un cucchiaino di zucchero e fate caramellare in tutto velocemente (foto 2). Togliete dal fuoco la padella, eliminate l'aglio ed aggiungete qualche foglia di basilico fresco tagliato finemente.
Scolate la pasta al dente e saltatela per qualche secondo nella padella, aggiungendo a piacimento ancora un filo d'olio. Distribuitela nei piatti e completate con una grattugiata di bottarga di muggine (foto 3) oppure con dell'origano fresco.


foto 1
foto 3
foto 2

lunedì 5 agosto 2013

Ceviche di orata con pesche e pepe rosa

Fa davvero caldo e non vi nego che mettermi al computer ed inventare un qualcosa da scrivere, a volte costa fatica. La mente è in vacanza, anche se il corpo per cause di forza  maggiore non lo è, in questo periodo siamo tutti un po' rallentati, svogliati, le alte temperature di spingono a cercare refrigerio nell'angolino più fresco della casa e a muoverci il meno possibile. Le faccende quotidiane pesano, i pavimenti da pulire sono un vero e proprio "bagno di sudore", per un parlare dei panni da stirare! Sento tante amiche che puntano la sveglia alle 5,30 di mattina per farlo, dicono che c'è bel fresco, altre invece, con la sveglia sempre puntata alla stessa ora, escono per farsi una corsetta.
Quanto le ammiro! Mi piacerebbe un giorno accompagnarle. La sveglia all'alba l'ho puntata ancora anch'io, ma non per correre, per cucinare. E' incredibile confrontarsi con altre persone e capire quali sono le passioni che ci fanno dormire poco e ci spingono a scalare una montagna quanto c'è ancora buio, a non riuscire a staccare gli occhi da un libro perché la fine si avvicina, o a svegliarsi in piena notte per controllare se il panettone sta lievitando. Le passioni sono vita, energia, una valvola di sfogo, un modo per allontanarsi dai pensieri cattivi, una ricchezza e per tante persone una vera e propria salvezza. Bando alle ciance, vista la temperatura tropicale della mia cucina, il pesce stasera l'ho "cotto" con una marinatura di lime, zenzero fresco e olio evo. Tutta per voi questa ceviche freschissima che sa di estate, mare e Caraibi!

"Le passioni fanno vivere l'uomo, la saggezza lo fa soltanto vivere a lungo". N. De Chamfort

Vino consigliato: Chenin blanc


Ingredienti per 2 persone:

  • 2 filetti di orata freschissimi 
  • 1 pesca noce
  • 1 lime
  • 1 spicchio d'aglio
  • zenzero fresco grattugiato
  • qualche bacca di pepe rosa
  • olio evo
  • sale





Pulite i filetti di orata togliendo eventuali lische, lavateli, asciugateli (foto 1) e, con un coltello per sfilettare il pesce, eliminate la pelle. Riducete i filetti a cubetti, trasferiteli in un ciotola e riponetela in frigorifero. Lavate la pesca noce, eliminate il nocciolo e tagliatela a fettine sottili (foto 2). Sbucciate  e affettate lo spicchio d'aglio e riponetelo in una ciotola aggiungendo poi il succo del lime, qualche bacca di pepe rosa, e una grattugiata di zenzero fresco, 2 cucchiai di olio evo ed un pizzico di sale. Emulsionate il tutto con una frusta. Versate questa citronette sull'orata a cubetti e mescolate (foto 3). Sigillate la ciotola con la pellicola trasparente e mettete in frigo per un'oretta. Distribuite le fettine di pesca nei piatti individuali, eliminate l'aglio dalla ciotola e suddividete la tartare sulla frutta.

foto 3
foto 1
foto 2

sabato 3 agosto 2013

Il riso fa buon sangue

Il riso, come il frumento, è il cereale più diffuso e consumato nel mondo e per molti paesi come Cina, India, Giappone rappresenta la base dell'alimentazione. In questi paesi asiatici non è solamente un sostegno dell'agricoltura, ma una tradizione antichissima che accompagna da sempre la storia di queste civiltà. Il suo consumo diventa un vero e proprio rito, un simbolo di abbondanza, prosperità e continuità. Dice un vecchio proverbio cinese: "Mangia il tuo riso in pace, al resto penserà il cielo". E' il cibo per tutti, dei poveri, consumato in rozze ciotole di legno, ma anche dei ricchi, in preziose ciotole di ceramica con bastoncini di avorio. Proverbi e curiosità a parte, in Italia, il Piemonte e la Lombardia, sono le regioni con la maggior produzione di riso e gli scenari delle risaie, tipici della provincie di Pavia, Vercelli e Novara, sono un vero spettacolo della natura.
In questo periodo dell'anno il riso è ormai maturo, il suo colore dominante è il giallo oro, ma a settembre quanto sarà mietuto, non sarà immediatamente commestibile, ma verrà sottoposto a varie operazioni:
  • La pulitura: mediante ventilazione si eliminano eventuali piante infestanti;
  • La sbramatura: elimina le pellicole che rivestono il chicco, dette glumelle, con l'aiuto di macchine smerigliatrici. Da questa fase di ottiene il riso "svestito", di colore scuro;
  • La sbiancatura: il riso viene fatto passare attraverso macchine sbiancatrici per 3 o 4 volte, che privano i chicchi del loro ultimo rivestimento;
  • La lucidatura: in speciali apparecchi ad elica, il riso viene levigato ed oleato con olio di vaselina ottenendo così il riso camolino;
  • La brillatura: in quest'ultima fase, il riso viene cosparso di una soluzione chimica di glucosio e talco. La fase lo impoverisce soprattutto di ferro, calcio e fosforo. Ne esce il riso brillato. E' bianco, lucido, brillante, ma poiché è stato privato di tutti gli strati esterni, ha perduto gran parte del sul contenuto vitaminico e delle sostanze minerali. L'abbinamento del riso con i legumi permette il superamento di questo limite.
La normativa europea classifica il riso in tre gruppi sulla base della lunghezza del chicco e del rapporto tra lunghezza e larghezza. Avremo quindi il riso a chicco tondo, medio e lungo. In etichetta deve essere sempre riportata la varietà, che consente poi al consumatore di scegliere in base all'impiego in cucina.
  • Originario: riso a chicco tondo, in grado di assorbire molta acqua in cottura, è indicato per minestre, dolci, arancini, crocchette ecc;
  • Padano: chicco medio, colloso, indicato per minestre e timballi;
  • Vialone nano: chicco medio. pregiato indicato per la preparazione dei risotti;
  • Sant'Andrea: chicco medio, adatto a numerose preparazioni;
  • Ribe: chicco medio e buona consistenza indicato per ripieni, insalate di riso e contorni;
  • Roma: chicco lungo e ricco di amilosio, ottimo per risotti e risi gratinati;
  • Baldo: chicco lungo  e grosso, struttura compatta, adatto a risotti, timballi e insalate di riso;
  • Arborio: chicco lungo, molto grande e ricco d'amico, permette una buona mantecatura e si presta alla preparazione dei risotti;
  • Carnaroli: chicco lungo e di ottima qualità, ricchissimo di amilosio e molto consistente. Tiene la cottura ed è ideale per i risotti più raffinati.
  • Thaibonnet: chicco molto lungo e affusolato, ideale per insalate di riso e contorni.
Ricordate che un buon riso deve essere inodore, deve avere un colore uniforme, i chicchi non devono essere opachi e non devono presentare macchie o striature. Sulle mani non deve lasciare alcuna polverina bianca, sinonimo di riso vecchio. In Italia si trovano oggi facilmente in commercio anche varietà un tempo sconosciute come il Basmati, il Patna, il riso selvaggio, il riso nero della Cina, il Carolina, il riso Thai, che difficilmente si prestano a preparazioni come i risi in casseruola , ma che si possono impiegare per il riso pilaf o semplicemente bollito.
In conclusione, spero con questo mio post di oggi, di avervi dato una piccola mano nella scelta del riso adatto al vostro piatto della tradizione o a ricette nuove e originali.
Buon week end!




giovedì 1 agosto 2013

Mini quiche allo chèvre e fiori di zucca ripieni

E' sempre un piacere, dopo una giornata di corse continue dove lo scorrere inesorabile del tempo  la fa da padrone, andare a cena dalla mamma. Capita di rado, purtroppo, e conoscendo ormai la sua "insofferenza" verso pentole e fornelli, penso sempre io a cosa portare in tavola. 
Preparo quasi tutto a casa, le mie pentole sono fantastiche ed i miei cassetti pullulano di tutta l'attrezzatura possibile ed impossibile che mi è indispensabile.
Il vero problema è il trasporto, 30 km non sono pochi, tutte le volte gli incastri ragionati sui sedili di teglie e contenitori mi fanno impazzire e sobbalzare ad ogni curva e ad ogni frenata.
Devo confessarvi che di disastri ne ho combinati,  dallo specchietto retrovisore ho visto più di una volta la mia torta di rose navigare dal sedile destro a quello sinistro come in balia di una mare in tempesta, senza poter far nulla per salvarla. Per questo semplice motivo, tanti miei piatti hanno dovuto "adeguarsi" al viaggio. Queste quiche in origine non erano mini, ma per facilità di trasporto lo sono diventate, ma è così che ora mi  piacciono, indipendentemente dalla loro destinazione.

"Vorrei tanto che ci fosse un libro di cucina anche per la vita, con tutte le ricette che ti dicono come affrontarla nel modo giusto!... Lo so, adesso lei mi dirà:- Si impara sbagliando!-... No, quello che stavo per dirle, e lei lo sa meglio di tutti, è che sono le ricette che uno si inventa quelle che funzionano meglio di tutte". Dal film "Sapori e dissapori".


Vino consigliato: Friulano Cof 2011- I Clivi.





Ingredienti per 4 quiche:

  • 1 rotolo di pasta brisée
  • 120 gr di chèvre
  • 250 gr di ricotta vaccina
  • 40 gr di pecorino grattugiato
  • 40 gr di burro
  • 4 fiori di zucca
  • 2 tuorli
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1 mazzetto di basilico 
  • sale, pepe




Srotolate il rotolo di pasta brisée e rivestite 4 stampi da tartelletta, possibilmente con il fondo removibile, unti leggermente con il burro (foto 1). Mescolate la ricotta con 20 gr di pecorino e qualche foglia di basilico spezzettata. In una terrina sbattete leggermente i tuorli con la panna ed il pecorino rimasto, salate e pepate. Tagliate a fette sottili il formaggio di capra. Pulite delicatamente i fiori, privateli del picciolo interno, farciteli con la crema di ricotta e richiudeteli in punta. Disponete le fette di formaggio sul fondo della brisée, aggiungete la crema di tuorli (foto 2) ed infine i fiori farciti. Spennellateli con un filo di latte, aggiungete un fiocchetto di burro sui fiori (foto 3) ed infornate per 20 minuti a 180° coprendoli con un foglio di alluminio. Toglietelo e proseguite la cottura per altri 10-15 minuti. Servite le mini quiche tiepide.

foto 3
foto 1
foro 2

Con questa ricetta partecipo al contest... Una domenica al mare!