venerdì 25 aprile 2014

Sformatino di colomba, cioccolato bianco e arancia

Finalmente un giorno di ferie. Un giorno tutto per me, un giorno da dedicare in tutta tranquillità alla mia cucina ed alla mia famiglia. La sveglia è comunque suonata al solito orario, ci si dimentica di disattivarla nei giorni festivi infrasettimanali, ma poco importa. Il mattino ha l'oro in bocca, così dicono i fortunati che riescono a dormire beatamente, e dopo un solo caffè sono carichi più che mai...come li invidio! Questa mattina, dopo un cappuccio, un caffè, una doccia appena tiepida, una pennichella sul divano (di soli 5 minuti), mi sento anch'io stranamente pimpante. E' la primavera, ne sono certa, che risveglia il mondo dal letargo invernale, infondendo nuove energie e buoni propositi. Primo tra tutti, far sparire dalla circolazione i residui di colomba, uova di cioccolato ancora intatte appoggiate in ogni angolo,  con l'immancabile buchino sul fondo; impossibile resistere alle sorprese! In quattro e quattr'otto ho pensato di utilizzare tutti questi "avanzi" per il mio dessert della festa, che ha lasciato i miei ospiti senza parole...
Sformatini di colomba aromatizzati all'arancia, con cioccolato bianco, serviti con gelatine all'arancia, crema alla vaniglia e biscotti sbriciolati. E chi l'avrebbe mai pensato...












Ingredienti per 5 persone:


  • 130 gr di colomba classica
  • 75 gr di cioccolato bianco
  • 30 gr di liquore all'arancia
  • 2 uova  intere
  • 3 tuorli
  • 100 gr di burro
  • 50 gr di farina 00
  • 50 gr di zucchero


Per la decorazione:


  • crema alla vaniglia
  • 2 biscotti Digestive
  • gelatine all'arancia
  • zucchero a velo

































Tagliate a dadini la colomba, inzuppatela con il liquore all'arancia diluito in poca acqua (foto 1). Montate uova, tuorli e zucchero fino ad ottenere un composto spugnoso. A parte in un pentolino, sciogliete il cioccolato bianco ed il burro, uniteli poi gradualmente al composto. Aggiungete la farina aiutandovi con una spatola (foto 2). Unite la colomba ed amalgamate bene il tutto. Imburrate ed inzuccherate gli stampini in alluminio, riempiteli di impasto (foto 3) e cuoceteli in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti. Serviteli cosparsi di zucchero a velo, crema alla vaniglia, biscotti sbriciolati e gelatine all'arancia ridotte a cubetti.

Con questa ricetta partecipo al contest "Il cestino da picnic" di Beatitudini in Cucina.



foto 1
foto 3
foto 2

mercoledì 23 aprile 2014

Gnocchi di pane nero, crema di broccoli e acciughe

Non vi è mai capitato di aprire il frigorifero o di sbirciare in dispensa e non trovare proprio nulla? Le due uova rimaste e poco altro, sono certa  non si sentano offese in questo momento ad essere definite con il termine "nulla". Accompagnate da farina, pane secco e l'immancabile vasetto di acciughe sott'olio, sono quei pochi e classici ingredienti sempre presenti in ogni credenza, ingredienti banali, dall'inutile ed impensabile utilizzo. E' proprio in questo momento che la fantasia si deve scatenare, nessun ricettario e nessuna pozione magica li può combinare, nessuna ricerca in internet può dare buoni frutti. Gli gnocchi di pane sono un ricordo della mia infanzia, quel primo piatto tipico del giovedì che metteva tutti d'accordo, da noi, bimbi inappetenti, ai nonni dalla masticatura incerta. Quel piatto squisito e fumante, comfort food per eccellenza, che divoravi in un attimo appena tornata da scuola, con la cartella ancora in spalla e le mani sporche di penna blu e scolorina. Quel sapore famigliare, unico ed indimenticabile che solo il ricordo più dolce e malinconico può rievocare, quel rito di iniziazione della loro "rigatura" su forchette, ai grandi misteri della cucina, là, in quel luogo magico, dove ancora non era consentito infarinarsi fino ai gomiti.

" I ricordi trasformano gli eventi, hanno il potere di trasformare il passato e stravolgere il presente, soprattutto se accompagnati dalle emozioni". S. Littleword









Ingredienti per 4 persone:

  • 300 gr di pane nero
  • 80 gr di farina 00
  • 50 gr di scalogno
  • 2 uova intere
  • 1 tuorlo
  • 60 gr di parmigiano 
  • mezzo bicchiere di latte
  • 2 broccoli
  • 10 filetti di acciughe sott'olio
  • 4 pomodori secchi
  • 1 noce di burro
  • noce moscata
  • sale, pepe











































Bagnate il pane nero spezzettato con il latte. Unite la farina, il formaggio grattugiato, le uova, un pizzico di sale e noce moscata. Lavorate bene il tutto con un cucchiaio di legno (foto 1). Su una spianatoia infarinata formate dei lunghi cilindri e tagliate gli gnocchi (foto 2). In una pentola portate a bollore l'acqua, salate, gettate i broccoli (foto 3). Lessateli per 5 minuti. Rosolate in una padella lo scalogno con 3 filetti di acciughe, unite i broccoli e fate insaporire per qualche minuto. Passate il tutto al mixer, unendo un mestolino di acqua calda di cottura. Aggiustate di sale e pepe e tenete al caldo. Tuffate gli gnocchi in acqua bollente salata, appena vengono a galla, saltateli in una padella dove avrete fatto fondere il burro con i filetti di acciuga ed i pomodori secchi tagliati a striscioline. Servite gli gnocchi immediatamente su un letto di crema di broccoli.


foto 1
foto 3
foto 2

lunedì 14 aprile 2014

Dacquoise alla crema di cioccolato e nocciole caramellate

Ormai conoscete tutti la mia passione smisurata per i dolci francesi, passione totalizzante, che mi ha spinta ad aprire qui sul blog una sessione completamente dedicata a loro. Ammettiamolo, i francesi sanno il fatto loro quando si parla di dessert, così ricchi, così burrosi, così esteticamente raffinati e très chic. Basta pensare a macarons, eclairs, tarte tatin, clafoutis o alla celebre tarte au citron. I soli nome evocano al palato una dolcezza sofisticata ed appagante. Il dacquoise è un dessert torta di noci, mandorle o nocciole con strati di meringa e panna montata. Prende il nome dalla forma femminile della parola francese dacquoise,  che significa "di Dax", una cittadina nel sud-ovest della Francia. E' una base biscotto leggerissima e raffinata, resa consistente dall'utilizzo di farina di nocciole, che si presta a sostituire il pan di Spagna per realizzare zuccotti, semifreddi, charlotte e dolci al cucchiaio da leccarsi i baffi, oppure "semplicemente" in dischi spessi, farcita con crema al cioccolato fondente e decorata con caramello alle nocciole, per renderla ulteriormente irresistibile...













Ingredienti per 5-6 persone



Per la dacquoise:

  • 100 gr di farina di nocciole
  • 6 albumi
  • 175 gr di zucchero semolato


Per la crema al cioccolato:


  • 3 tuorli
  • 50 gr di cioccolato fondente
  • 30 gr di zucchero
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • 150 ml di latte intero
  • 150 ml di panna liquida


Per la panna montata:


  • 150 ml di panna liquida
  • 1 cucchiaio di mascarpone
  • 1 cucchiaio di zucchero



Per le nocciole al caramello:


  • 2 cucchiai di nocciole tostate
  • 50 gr di zucchero semolato


















Fate scaldare il forno a 150°. Montate a neve ben ferma gli albumi. Unite 50 gr di di zucchero e continuate a mescolare finchè otterrete un composto lucido. Unite delicatamente il resto dello zucchero con un cucchiaio. Quindi aggiungete la farina di nocciole. Stendete 3 dischi di meringa su due teglie (foto 1) con l'aiuto di una tasca da pasticceria. Cuocete per circa 1 ora. Spegnete il forno e lasciate raffreddare completamente prima di estrarre i dischi. Sbattete i tuorli con lo zucchero e la farina fino a quando non otterrete un composto chiaro o spumoso. Portate a ebollizione la panna con il latte e versatela sul composto. Rimettetelo sul fuoco e fate scaldare a fuoco medio mescolando continuamente. Quando incomincia a bollire, abbassate la fiamma e cuocete molto dolcemente per 1-2 minuti. Unite a questo punto il cioccolato ridotto in scaglie e lasciate sciogliere, sempre mescolando. Versate la crema in una ciotola e lasciate raffreddare. Mescolate la panna con il mascarpone e lo zucchero e montate. Fate un caramello con lo zucchero, versatelo sulle nocciole tostate posate sul piano di lavoro di marmo (foto 2). Componete il dolce alternando dischi di dacquoise, crema al cioccolato (foto 3) e panna montata. Decorate la superficie con panna e croccante spezzettato.

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sabato 12 aprile 2014

Paccheri di Gragnano con caponata di melanzane e bufala

Sono tornate le farfalle. Non quelle colorate che riempiono i parchi in primavera, ma le altre, quelle che più mi piacciono. Farfalle invisibili che riempiono lo stomaco, la testa, assassine della routine; portatrici di libertà. Farfalle come sinonimo di trasformazione e purezza, farfalle che portano al cielo le nostre speranze, i nostri impegni ed i nostri sogni con l'intenzione di avverarli. Che liberano la mente da pensieri assillanti, che sciolgono i nodi che ostacolano il tuo vivere quotidiano, che abbattono muri antichi, diroccati e coperti di muschio. E' pur vero che la loro vita non durerà altro che ventiquattro ore, ma penso che in quelle poche ore possano raggiungere quella felicità assoluta che noi rincorriamo nel corso della nostra vita. Il loro volo, dall'apparenza disordinato e casuale, in realtà segue tragitti precisi e ben determinati che solo loro conoscono, che solo loro percorrono. Le mie farfalle rappresentano la  rinascita, la trasformazione verso qualcosa di migliore, di magico...


"Vorrei che fossimo farfalle e vivessimo tre soli giorni d'estate
tre giorni così, con te, sarebbero più colmi di delizie
di quanti ne potrebbero contenere cinquant'anni di vita ordinaria".
- John Keats -








Ingredienti per 4 persone:

  • 320 gr di paccheri di Gragnano
  • 500 gr di melanzane 
  • 400 gr di pomodori pelati
  • 60 gr di cipolla
  • 30 gr di carota
  • 30 gr di sedano
  • 3 spicchi di aglio
  • 1 mazzetto di basilico
  • 150 gr di mozzarella di bufala
  • 4 rametti di timo 
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • 8 strisce di porro sbollentate
  • olio evo
  • sale









































Lavate le melanzane e sbucciatene metà. Tagliate la pelle a julienne, infarinatela, friggetela in abbondante olio, adagiatela su carta assorbente e salatela. Riducete a cubetti le melanzane sbucciate e fatele saltare in una padella con olio evo ed uno spicchio di aglio. Dividete a metà le restanti, disponetele in una pirofila con uno spicchio di aglio e timo, irrorate con un filo di olio (foto 1) e cuocete in forno caldo a 200° per circa 20 minuti. Prelevate la polpa delle melanzane con un cucchiaio, frullatela con un filo di olio, regolate di sale e tenete al caldo. Mondate e tritate il sedano, carota e cipolla e fateli appassire in una padella con un filo di olio ed uno spicchio di aglio. Aggiungete i pomodori pelati e cuocete per circa mezz'ora (foto 2). Cuocete i paccheri in acqua salata, scolateli al dente e fateli saltare in una larga padella con metà del sugo di pomodoro. Unite le melanzane saltate al restante sugo di pomodoro, aggiungete la mozzarella di bufala tagliata a dadini ed il basilico tritato, quindi farcite i paccheri (foto 3). Prima di servirli, passateli in forno caldo a 130° per circa 3 minuti. Distribuite la salsa di melanzane al centro dei piatti, adagiatevi i paccheri fasciati con le strisce di porro, guarnite con la julienne di pelle di melanzana ed un filo di olio evo.


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giovedì 10 aprile 2014

Flan di asparagi verdi con gamberi all'arancia

A partire dalla fine di marzo/inizio aprile si possono acquistare gli asparagi verdi di produzione nazionale, che saranno sul mercato fino al mese di giugno. L'italia è in prima posizione in Europa per la produzione di asparagi verdi, quasi tutti destinati al consumo interno. Le coltivazioni sono diffuse in tutte le regioni, ma in particolarmente concentrate in Puglia, con circa 7.700 tonnellate di prodotto e 1.500 ettari, quasi totalmente nel territorio di Foggia. Caratteristica dell'asparago foggiano (che ha ottenuto il marchio "Prodotti di qualità Puglia", riconosciuto a livello europeo, riportato sulla fascetta delle confezioni) è di essere interamente verde, senza parti bianche, praticamente senza scarto: pertanto a parità di prezzo si risparmia circa il 30%. Altre produzioni d'eccellenza si trovano in Emilia Romagna - dove nei territori di Bologna e Ferrara si coltiva l'asparago verde di Altedo Igp - e in Piemonte, dove l'asparago di Santena (To), fa parte dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Gli asparagi verdi sono stati oggi inseriti in questo antipasto elegante, primaverile e delizioso, per il vostro pranzo di Pasqua, con l'aggiunta di gamberi saltati in olio, succo d'arancia, prezzemolo fresco ed finocchietto selvatico. 


Al momento dell'acquisto, scegliete asparagi turgidi, con le squame della punta ben aderenti e il taglio alla base fresco.








Ingredienti per 6 persone:

  • 250 gr di pasta fillo
  • 70 gr di ricotta
  • 300 gr di asparagi verdi
  • 3 uova intere
  • 60 gr di parmigiano 
  • 12 gamberi
  • 30 gr di burro
  • 1 arancia
  • prezzemolo
  • finocchietto 
  • olio evo











































Sciogliete il burro in una padella, saltate gli asparagi e fateli imbiondire (foto 1) . Una volta freddi, frullateli in un mixer. In una ciotola mettete il mascarpone, la ricotta, il parmigiano grattugiato, la crema di asparagi e le uova. Condite con sale e pepe bianco, lavorate il tutto con l'aiuto di una frusta. Foderate delle teglie da tartelletta monoporzione con 3 strati di pasta fillo spennellati di burro (foto 2), farcite con il composto di asparagi (foto 3) e cuocete in forno caldo a 120° per 10 minuti, alzatelo poi a 150° e proseguite la cottura per altri 10-15 minuti. In una padella versate l'olio, il succo d'arancia, poco sale, il prezzemolo ed il finocchietto. Adagiate i gamberi e cuoceteli a fuoco vivo per pochi minuti. Sfornate i flan nei piatti, disponete sopra i gamberi e un po' di sughetto di cottura.

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domenica 6 aprile 2014

Vinitaly 2014...e vino sia!

Vino, "nettare degli Dei", bevanda di un frutto della natura che dà sapore al sapere della storia dei popoli e dei luoghi dove si beve. Sapere e sapore che sono la sostanza dell'uomo sin da quando il primo uomo offrì una coppa di questo nettare alla sua compagna nel giardino terrestre. Vino, sensazione di forza al corpo e vigore alla mente, scorrendo senza soste nelle vene, diventando sangue vitale e saggezza per antiche civiltà. Vino e cibo, la reciproca esaltazione di sapori, profumi, sensazioni che scaturiscono dalla loro unione, impossibile separarli, l'uno è complementare all'altro, l'uno è l'elevazione dell'altro. Il vino si abbina al cibo per meglio qualificarlo, per farlo apprezzare ed esercitare sul cibo una funzione di supporto liquido e riuscire a bilanciare certe sensazioni estreme che il cibo può avere, accostamento nato da usi, tradizioni antiche o semplicemente dal proprio gusto personale. In questa giornata primaverile di inizio aprile, inizia il percorso di degustazioni al Vinitaly 2014, come portavoce dell'AIFB (associazione Italiana food blogger) alla quale appartengo, nell'ambito del progetto Young to Young. Padiglione 10, sala A ore 15,30, i food blogger incontrano tre giovani produttori, spinti da smisurata passione, professionalità e determinazione, moderati dai giornalisti eno gastronomici Paolo Grassobbio e Marco Gatti del Club Papillon.



Laura Bosio, responsabile delle Cantine Girolamo Bosio di Corte Franca (BS), bresciana come me, con il suo "Riserva Pas Dosè 2006" non poteva che essere lei la protagonista indiscussa di questo post di oggi. Con il fratello gestisce l'azienda di famiglia dal 2006, un'azienda relativamente giovane, appartenuta al nonno Girolamo, che seguendo le vecchie tradizioni e la tipicità della zona, produceva prevalentemente vini rossi. L'azienda oggi è cambiata, si cerca di valorizzare la qualità delle uve, non la quantità, ed ora il 90% delle 100.000 bottiglie prodotte ogni anno sono di "Bollicine Franciacorta" mentre il restante 10%, per tradizione di famiglia, di vino rosso. Ricorda con infinita dolcezza delle passeggiate tra le vigne a tenda, tra grappoli giganteschi, mano nella mano con il nonno, e di quella sensazione talmente unica ed indimenticabile del primo sorso di vino assaggiato a soli sei anni. Iniziamo la degustazione del suo vino, assemblato con un 70% di Pinot Nero ed un 30% di Chardonnay, senza zuccheri aggiunti, prodotto completamente naturale per un pubblico attento.


Naso affascinato dalla complessità degli aromi sprigionati, con prevalenti note di fieno e tabacco, leggermente speziato, un vino che ricorda i grandi Champagne. All'assaggio, corpo potente, forte e strutturato  per la presenza massiccia di Pinot Nero, un vino importante per tutto pasto. Una riserva particolare ed unica dedicata al nonno Girolamo, un Franciacorta diverso dalle altre aziende presenti nello stesso territorio. Un vino consumato prevalentemente in Italia, in quanto esistono difficoltà a far penetrare nel mercato estero prodotti così d'eccellenza. Alla domanda, "a quale piatto accosteresti il tuo vino?", la risposta non poteva essere che..."allo spiedo bresciano!".
E' ammirevole il coraggio, la grinta, la determinazione di questi giovani produttori, portavoce di storie antiche e vecchie tradizioni, messe a volte in discussione, cercando di trovare l'inevitabile connubio con l'innovazione e la modernità delle tecniche utilizzate. Secondo voi, a nonno Girolamo, piacerebbe questo vino?

venerdì 4 aprile 2014

Spaghetti alla chitarra con ragout di gallinella di mare e broccoletti

L'alternarsi delle stagioni influisce profondamente sulle nostre consuetudini. Cosi, mentre l' inverno ci rende più indolenti ed oziosi, l'arrivo della primavera, con le sue temperature più miti ed il prolungarsi delle ore di luce, infonde in noi nuova vitalità. E' la stagione in cui tutto nasce, tutto prende vita, tutto acquista un senso. I prati si popolano di insetti, gli alberi si accendono di tonalità diverse di verde, i polmoni si riempiono di aria pura e leggera, la mente si svuota ed il cuore è pronto ad aprirsi a nuove emozioni. Il cielo è di un azzurro intenso, il tiepido sole e la brezza primaverile mi fanno sentire fresca e nuova, proprio come la nuova stagione. Si ha voglia di aprire le finestre, o di chiudere quelle finestre lasciate mezze aperte, si ha voglia di nuova vita. Anche in cucina si ha voglia di nuovi colori, di piatti vivaci, freschi, veloci, ma allo stesso tempo appetitosi ed irresistibili. 
Il mio piatto primaverile di oggi è cosi, nuovo, luminoso, coloratissimo e squisito!

"L'uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore". V. Pratolini









Ingredienti per 4 persone:

  • 240 gr di spaghetti alla chitarra
  • 2 gallinelle di mare 
  • 300 gr di pomodori ciliegia
  • 300 gr di pomodori pelati
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 scalogno
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1 broccolo romanesco
  • 1 mazzetto di rucola
  • 1 mazzetto di basilico
  • 10 gr di prezzemolo tritato
  • olio evo
  • peperoncino in polvere
  • sale, pepe






































Sfilettale le gallinelle di mare (foto 1) e tagliate la polpa a dadini, conservando le teste e le lische per preparare il condimento. In una casseruola rosolate mezzo scalogno con un filo di olio evo, aggiungete le lische a pezzi, bagnate con il vino bianco, fate sfumare, unite il basilico ed i pomodori pelati. Cuocete per circa 25 min e, una volta cotta, passate la salsa al passaverdura e al mixer. In una padella rosolate il restante scalogno, unite i bocconcini di gallinella (foto 2), fateli rosolare, unite i pomodorini tagliati a metà e la salsa preparata in precedenza. Cuocete gli spaghetti in acqua bollente salata assieme ai broccoli romaneschi tagliati a ciuffetti (foto 3). Scolatela, conditela con il condimento preparato, il prezzemolo tritato, poco peperoncino e la rucola tagliata a pezzetti. Servite immediatamente.

Con questa ricetta partecipo al contest "Gusto e Salute" di Cuoco per Caso.it




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giovedì 3 aprile 2014

Art food - Monet che dipinge sulla sua barca, olio su tela, 1874

E' con immenso piacere e smisurata emozione, comunicarvi che da oggi inizio a collaborare con Stilearte.it. Alcuni dei miei piatti saranno legati indissolubilmente ad opere d'arte ed artisti dai differenti stili, epoche e provenienze. Un impegno importante, un grandissimo onore essere il successore del maestro Gualtiero Marchesi, un'enorme responsabilità che sono pronta a prendere con tutta la determinazione e la grinta possibili. Le foglie di strudel, dal fondo piatto, rievocano l'imbarcazione che percorre la Senna, dolcemente occupata da personaggi-lamponi, con foglie di menta come guarnizione che ricordano la vegetazione sulle sponde. Monet amava dipingere il fiume dalla sua barca-atelier, che era dotata di qualche comfort ma che, soprattutto, poteva contenere in diversi cassoni, le tele. Ogni mattina l'artista saliva sulla sua barca con il suo assistente e raggiungeva il luogo nel quale, il giorno precedente, aveva impostato il quadro. Stessa ora, stesso luogo, stesse condizioni di luce, il pittore portava a termine la sua opera, in una costante evocazione del vero. Con questo piatto evocativo ho mantenuto la stessa leggerezza, un dessert squisito da servire a parenti ed amici raffinati, magari parlando di pittura.

Monet che dipinge sulla sua barca - E. Manet - olio su tela -  80x98 cm - 1874.